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SOLUTIONSTAGE IN AZIONE!           ==> English Version

Un collega svizzero, Hans Peter Korn, coach e fondatore di KORN AG, ha sviluppato il metodo SolutionStage(R) per il cambiamento organizzativo.
Questa è la mia esperienza diretta e il feedback dei partecipanti.

Il SolutionStage® è un metodo, sviluppato da un collega svizzero Hans Peter Korn.
Offre spazio per esplorare fisicamente e linguisticamente soluzioni nuove: come su un palcoscenico si provano soluzioni “realistiche” di ambienti organizzativi, attraverso l’approccio Solution Oriented. In questo modo si possono testare nuove versioni di prodotti strategici o servizi e come essi saranno accettati dai clienti nel futuro.
In quanto metodo il SolutionStage® si fonda sui principi di due approcci metodologici: lo psicodramma di Moreno e l’orientamento alla Soluzione di Steve De Shazer e Insoo Kim Berg. Lo stesso De Shazer affermava che “Tutto ciò che è necessario è che la persona coinvolta in una situazione problematica faccia qualcosa di diverso”…tutte le tecniche che fanno parte di questa metodologia puntano sulle differenze e su ciò che già funziona.
Mi è piaciuto molto ispirarmi al SolutionStage®, l’ho implementato in azienda, durante un lavoro con Direttori di Banca che dovevano lavorare sugli Obiettivi delle Filiali, serviva, inoltre, un intervento sulla motivazione dei collaboratori delle Agenzie.
Ho, quindi, preparato sulla traccia del lavoro di Hans una simulazione, cioè un role playing. Solitamente preparo i role playing prima e, soprattutto, strutturo ruoli ben definiti per i “role players”, qui, nel SolutionStage®, invece, si tratta di improvvisare…l’improvvisazione lascia spazio a due conseguenze principali:
1) il riferimento a situazioni reali che hanno emotivamente coinvolto il partecipante;
2) dover improvvisare permette di fare una leggera pressione all’indirizzo dello sforzo creativo, che faccia appello a risorse interne, non esplicitamente “suggerite” dal docente.
            Questo modo di lavorare con le persone, libera i partecipanti e l’aula da qualsiasi tentazione
di “adattamento” al programma prefissato o a tecniche prestabilite.
Questa è stata la parte conclusiva di tre giorni in cui abbiamo lavorato bene: impegnandoci sulla “buona formazione” degli obiettivi e, contemporaneamente, sulla motivazione e sulla consapevolezza emotiva. Per ognuna di queste è stato scelto un riferimento tecnico-operativo: “buona formazione” con la Programmazione Neuro Linguistica; motivazione ancora con la PNL; consapevolezza emotiva con interventi rapidi di “counseling aziendale”, solo se necessario, all’interno di un esercitazione come i “I sei Cappelli” di Edward De Bono e, infine, la evocazione di un caso in cui è utile motivare il collaboratore per giungere tutti insieme verso gli obiettivi di Filiale.
Il SolutionStage® è stato molto utile, soprattutto nel debriefing: domande come “Per andare meglio le cose, cosa avresti voluto che l’altro Ti dicesse?” – sono state realmente orientate alla Soluzione nello stile Berg!
Ma, poi, ho notato, ancora una volta, l’importanza, sempre, di uno stato di empatia nei confronti di è chi è salito sullo “Stage”, quando subito dopo aver posto la domanda sopra al partecipante-collaboratore, il “direttore” ha detto: “Vorrei anch’io una domanda per essere interpellato!” - Mettersi in gioco, significa esporsi - esporsi con le proprie emozioni significa un po’ “mettersi a nudo”, perdersi per qualche minuto in un gioco (playing), come da bambini…nel debriefing questo “stato bambino” vuole essere valorizzato…l’emozione ha voluto essere valorizzata, da parte di chi si è messa (donna) “in gioco” completamente, davanti, tra l’altro, ad una maggioranza maschile che, debbo dire, è rimasta affascinata dalla flessibilità ed efficacia della collega.
Il SolutionStage® mi ha confermato l’utilità di strumenti che abbiano riferimenti teorico-pratici ben precisi (Moreno, Insoo Kim Berg), mentre io lo integravo con altrettanti modelli ben precisi: nella mia testa avevo sempre in mente Virginia Satir…in un momento mi sembrava addirittura di essere all’interno di uno skits (simile allo psicodramma, ma più rapido ed essenziale) che ho visto condurre da lei. Ho imparato da lei a gestire contemporaneamente più “livelli di esperienza” gestaltici, contemporaneamente: il SolutionStage® è stata un’ottima griglia, ben progettata, per portarci tutti insieme verso il risultato, comprese le emozioni!
 

English Version

For my work I have drawn inspiration from SolutionStage®,  a method developed by Hans Peter Korn based on Insoo Kim Berg’s Solution Focused approach and on Moreno’s psychodrama.

I used it at a workshop for Bank Directors whose assignment was to work on the Goals of their Branches and on motivating Agency staff.
Following Hans, I prepared an outline for the work, namely a role-play. I usually prepare the role plays ahead of time with special emphasis on preparing well-defined roles for the role players, whereas with SolutionStage® the players have to improvise and improvisation allows for either of two situations:
1) the players may refer to real situations that they have experienced in the past;
and,
2) since they have to improvise, the players are under pressure to be creative and this induces them to make special efforts in drawing on their internal resources that are not explicitly “prompted” by the trainer.
This working method frees the participants and the setting from any temptation to “adapt” to a pre-established program and to pre-defined techniques.
This was the conclusive part of three days of good work during which we focused on making well formed goals, on motivation and on emotional awareness. For each of these lines of work we used a distinct technical and operational frame of reference, namely Neuro-Linguistic Programming for a “good definition” of the goals, NPL again for motivation, and Edward De Bono’s “Six Hats” exercise, using only where necessary rapid “corporate counseling” interventions for emotional awareness,.  And finally, I presented a case story showing how staff motivation is useful in order to achieve the goals of the Branch together. 
Solution Stage® proved to be very useful, especially for debriefing:  questions like “In order to improve things, what would you have liked to hear?” were really Solution oriented according to Berg’s style!
And then, once again I noticed how important it is at all times to experience empathy with the people on “Stage”; indeed, in one instance, after having asked one player (staff member) the above question, also the person playing the “director” said “I too would like to be asked a question and have my say!”  Putting ourselves on stage means exposing ourselves, and exposing our emotions means revealing ourselves, being our true selves like children who are playing … and here, in the debriefing, the “child” wanted to be valued … the emotion needed to be valued by the woman who had “revealed” herself completely before a group where men were the majority. The latter were really fascinated by the flexibility and efficacy of their female colleague.
Solution Stage® confirmed the efficacy of a number of theoretical-practical frames of reference (Moreno, Insoo Kim Berg), as I integrated it with other specific frames of reference: I was constantly thinking of Virginia Satir … and at a given point I really believed I was in a skits (similar to a psychodrama but more rapid and essential) that I saw her use at a workshop. She has taught me to simultaneously use several “levels of experience”, and Solution Stage® was an excellent and well-designed grid that led us all together towards our results, including our emotions!